Istituto Comprensivo centro 3

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Progetto di integrazione degli alunni con deficit

Modulistica integrazione 2011 Documento in formato rtf, 83 kb       

Il progetto di integrazione adottato dall'Istituto Comprensivo Centro 3 di Brescia fa riferimento ad un modello di integrazione di tipo partecipativo centrato sulla persona reale, sulle sue capacità, sulle sue risorse ed inteso come processo volto a valorizzare le identità ed originalità dei singoli in riferimento ad un contesto in evoluzione. Lo sfondo culturale di questo modello di integrazione è costituito dall’assunzione della distinzione fra deficit ed handicap e da una riflessione sulla diversità, diversità considerata non come elemento patologico, ma come elemento strutturale di ogni sistema sociale, diversità che si manifesta naturalmente attraverso la complessità. Un progetto partecipativo, necessita il coinvolgimento di tutte le componenti della scuola, in modo che il processo di integrazione diventi relazione significativa fra più soggetti e quindi un’occasione di crescita per tutti.

1) Finalità del progetto

  • Sviluppare nei bambini, nei ragazzi e negli adulti la consapevolezza della diversità come valore da vivere e da condividere;
  • Ridurre gli handicap degli alunni/e certificati: decrementando i comportamenti problema, sviluppando abilità cognitive, comunicative, relazionali, sociali, di autonomia, di autovalutazione e consapevolezza in chiave orientativa; abilità che devono risultare trasferibili nel contesto esterno alla scuola.

2) Obiettivi

  • Conoscere il deficit per accettarlo, conoscere l’handicap per ridurlo;
  • Integrazione degli alunni/e in situazione di handicap, intesa come percorso volto al miglioramento complessivo della qualità della vita;
  • Elaborazione dei sé possibili e realistici in funzione orientativa.

3) Strumenti metodologici e didattici

Il progetto di integrazione “partecipativo” si compone di due parti distinte, ma fra loro complementari, una più centrata sul bambino ed una più centrata sulla struttura. Per semplicità espositiva vengono schematizzati separatamente gli strumenti metodologici e didattici.

4) Parte centrata sulla classe

Esperienze effettuate in questi anni nelle scuole dell’Istituto, esperienze e ricerche nazionali ed internazionali sull’insegnamento cooperativo testimoniano come nel processo di integrazione giochino un grosso ruolo i compagni di classe dell’alunno in situazione di handicap: sia perché l’imitazione è un importante fattore di apprendimento, sia perché le interazioni che la coppia di coetanei riesce a stabilire sono maggiori di quelle che riesce a stabilire la coppia bambino/ragazzo-adulto, anche in presenza di un deficit. L’incontro con l’handicap nella classe può essere uno stimolo per realizzare strutture educative di interesse per tutti. Le diversità, infatti, stimolano ricerche di adattamento reciproco, di modalità educative originali, di utilizzo di nuove tecniche utili per la costruzione dell’identità individuale e per lo sviluppo mentale di ogni alunno/a. Inoltre, se ci deve essere integrazione, anche nel senso di strutturare relazioni significative, non è pensabile che tutto il percorso di avvicinamento agli altri lo faccia la parte più debole, cioè l’alunno/a con deficit. La classe non deve essere uno spazio di coabitazione parallela, ma un contesto elastico, un luogo di significati condivisi e trasformabili che permetta a ciascuno di riconoscersi in un’unica storia, pur mantenendo la propria individualità. Potrebbe sembrare scontato che i bambini, i ragazzi non avendo tutto il bagaglio di pregiudizi e di diffidenze degli adulti, accettino facilmente il compagno “diverso” come uno di loro. Non è così: accettare il diverso, nel senso di riuscire ad interagire ed a stabilire relazioni significative, non è scontato neppure per i bambini. La diversità fa paura ed anche i bambini, i ragazzi hanno verso essa le stesse difficoltà, disagi, diffidenze degli adulti. Si rende perciò necessario un percorso che aiuti i compagni di classe ad accettare il diverso senza paura, senza le mistificazione del “siamo tutti uguali” che non servono a conoscere né la propria originalità né quella del bambino con deficit. Assumere la diversità come elemento strutturale e non patologico presuppone il superamento della concezione moralistica che vede l’alunno con deficit come soggetto che “riceve” dai compagni una serie di stimoli che influiscono sul suo sviluppo cognitivo, motorio, sociale, affettivo, ma, nel contempo come soggetto che “offre” ai compagni l’opportunità di esercitare le virtù della pazienza e della tolleranza.

L’attività di assemblea

Scuola primaria.

L’assemblea è uno spazio ed un tempo organizzato settimanalmente o quindicinalmente dove un gruppo di alunni (dai 20 ai 30) con gli insegnanti gioca, discute, riflette, progetta, partendo da stimoli guida o provocazioni. Gli insegnanti generalmente non danno spiegazioni, non traggono conclusioni, ma è l’assemblea che riflette, scopre e propone.

L’assemblea si svolge in tutti gli anni della scuola elementare, ma si differenziai per modalità e strumenti che variano a secondo dell’età, dei bisogni dei bambini e della realtà della classe. Gli strumenti utilizzati nell’attività di assemblea possono essere:

  • discussioni collettive;
  • circle time;
  • brainstorming;
  • favole;
  • giochi di ruolo;
  • questionari;
  • lavori di gruppo;
  • interviste ai genitori o agli esperti;
  • audiovisivi;
  • film.

Scuola secondaria di I° grado

In considerazione del fatto che l’età preadolescenziale comporta modalità di approccio specifiche, nella scuola media l’assemblea è:

  • costituita dagli alunni del gruppo classe;
  • la scansione dei tempi dell’assemblea può essere programmata con attività che prevedono compresenze dei docenti;
  • le metodologie usate sono le stesse della scuola elementare;
  • l’assemblea deve essere, preferibilmente, presieduta dal coordinatore di classe che si prende cura di comunicare tempestivamente le risultanze ai componenti del consiglio di classe.

Valutazione

La valutazione quadrimestrale degli alunni in situazione di handicap può avvalersi di una griglia individualizzata, aggiuntiva alla scheda ministeriale, che comunichi alla famiglia con precisione le abilità acquisite dall’alunno/a. Questo strumento di valutazione è utile anche per gli insegnanti, poiché delinea la storia e i progressi dell’alunno/a, può essere utilizzata l’anno successivo per valutare se le abilità si sono mantenute. Spesso i progressi e i cambiamenti di un alunno/a in situazione di handicap sono lenti e di difficile codificazione. La griglia di valutazione utilizza tre indicatori (A, B, C) che indicano la frequenza di emissione di un dato comportamento/capacità e, permette di precisare se l’alunno manifesta la capacità in modo autonomo o con aiuto. Qualora non venga utilizzata la griglia aggiuntiva, gli obiettivi individualizzati indicati nel P.E.I. vanno riportati e valutati nelle singole aree disciplinari.

Continuità

Il processo di integrazione deve essere supportato da strumenti che favoriscano la continuità, sia all’interno dello stesso ordine di scuola, sia in occasione del passaggio da un ordine di scuola ad un altro. Per questo va curata la documentazione ed il passaggio di informazioni anche attraverso la compilazione di una scheda/diario relativa all’alunno/a. In occasione del passaggio da un ordine di scuola ad un altro, sia per gli alunni in entrata che in uscita, sarà cura della dirigenza, al termine delle iscrizioni, fornire ai docenti e alla commissione per l’integrazione, tutte le informazioni utili, per agevolare l’ingresso o l’uscita degli alunni. In particolare nel secondo quadrimestre verranno predisposti incontri con insegnanti ed operatori della scuola di provenienza e di destinazione, concordate visite alla scuola, coinvolgendo anche i compagni di classe, predisposti specifici percorsi di accoglienza o accompagnamento in accordo con i docenti della scuola di provenienza/destinazione.

Persone coinvolte nel processo di integrazione
Insegnante di sostegno: il ruolo dell’insegnante di sostegno è pienamente integrato nell’organizzazione della scuola e non si limita al rapporto con il bambino in situazione di handicap, ma si esplica anche nel lavoro con la classe. In particolare nella scuola elementare il docente di sostegno è anche titolare di una disciplina, questo per poter fungere da mediatore fra la realtà dell’alunno in situazione di handicap e i compagni, attraverso un rapporto significativo supportato dall’operatività.
Insegnanti di classe: sono coinvolti pienamente sia nella fase di elaborazione che in quella di gestione del progetto.
Assistente ad personam: partecipa alla stesura del progetto di fattibilità, partecipa alla programmazione con tutta l’équipe docente, la sua operatività è strettamente legata al percorso di integrazione progettato e può esplicarsi, oltre che in supporto all’autonomia personale del bambino, anche in compiti di supporto educativo all’interno della classe, nei laboratori funzionali, in collaborazione con gli insegnanti.
Genitori: l’alleanza fra scuola e famiglia, non sempre semplice ma da costruire, è un fattore importante nel processo di integrazione dell’alunno in situazione di handicap.

La partecipazione dei genitori alla vita della scuola è favorita da:

  • incontri con tutto il gruppo docente all’inizio dell’anno scolastico, per i nuovi alunni in ingresso consultazione sul piano educativo individualizzato, anche con tempi aggiuntivi ai normali colloqui;
  • incontri congiunti scuola-famiglia con gli operatori sanitari ;
  • iniziative di formazione/informazione promosse dalla Commissione per l’integrazione del 2° Istituto Comprensivo;
  • iniziative di formazione predisposte all’interno del “Progetto Genitori” del Comune di Brescia
  • iniziative di formazione autogestite direttamente dal “gruppo genitori” del 2° Istituto Comprensivo.

Operatori socio-sanitari
Gli incontri con gli operatori sanitari del servizio pubblico si svolgono, su richiesta degli insegnanti, se opportuno anche congiuntamente alla famiglia, di norma tre volte all’anno, come da accordi di programma.

Commissione di Istituto per l’integrazione (legge 104/92)
Composta da insegnanti di sostegno, insegnanti curricolari, rappresentanti dei genitori, rappresentanti degli assistenti ad personam, rappresentanti dell’A.S.L. Ha compiti di studio progettazione, predisposizione di percorsi formativi per i genitori, ed insegnanti, valutazione, adeguamento del progetto di integrazione di istituto.